dijous, 28 d’abril de 2011

L'arte è anche un'altra














Da bambini abbiamo conosciuto le opere
d'arte che i nostri genitori avevano in casa,
i miei avevano in salotto una riproduzione
del famoso quadro di Hayez intitolato
"Il bacio". Ogni volta che lo guardavo
si rinnovava in me lo stupore dell'abilità
dell'artista nel riprodurre il tessuto di raso
azzurro della donna, sembrava di poterlo
toccare, era quasi vero.

Da ragazzo, a scuola cominciai a conoscere
altre forme d'arte, purtroppo riprodotte
in bianco e nero e male, nei libri di scuola
di allora. Vidi le sculture egizie, le pitture
pompeiane a tinte quasi piatte, conobbi
(si fa per dire) Giotto con le figure dipinte
come le pietre, Botticelli tutto leggero e
pieno d'aria. Mi entusiasmai ai colori del
Beato Angelico quando vidi una cartolina
a colori.

A diciannove anni conobbi le pitture dei
futuristi, assieme agli impressionisti e ai
divisionisiti. Poi, i surrealisti, i dadà e tutti
gli altri.
In America vidi le pitture degli indiani, in
India e i Persia altre pitture, altri modi
di fare dell'arte. In Giappone visitai gli
artigiani delle famose stampe giapponesi
la quale lavorano. Un antico proverbio
cinese (che andrebbe molto bene per gli
impressionisti) dice: quando l'immagine è
presente è inutile che il pennello la finisca.
Insomma voglio dire che l'arte non è solo
quella che abbiamo visto da bambini e che
se l'individuo cresce anche culturalmente,
sa che le forme dell'arte possono essere
infinite.

L'arte quindi può anche essere diversa da
quella che abbiamo conosciuto da bambini.
L'arte è anche un'altra.

Bruno Munari



 

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